Friday, 20 May 2011
Inestimable inspiración
Tuesday, 29 March 2011
5 Euro merdosi 5...
5 Euro. Mezzo serbatoio di scooter. Un panino a fine nottata. 5 merdosi talmente tanto che Manzoni li ha anche confezionati. Un barattolino alla Tate di liverpool L3 4BB. Eppure alla fine di questa nottata, sono tornato al benzinaio dove ero passato poco prima, mi sono fermato alla catena, motore dello scooter acceso, tiro fuori dal guanto 5 Euro e li espongo. Uno mi guarda come per dire che potevo essere un delinquente. L'altro che stava al cellulare capisce che è un occasione, in un lunedì notte dalla giornata piovosa. Infatti si avvicina:"grazie caro". Io:"grazie a te". A riporre il mezzo, qualche minuto. Chiedo alla gentile signora del garage se andava bene dove lo avevo messo. Si, visto che era tutto bloccato. Saluto.
Così sono finiti i miei 5 Euro. Se qualunque ragazzo spesato, dai 15 in poi, desse 5 Dollari ad un qualunque ragazzo dell'Afghanistan, suppongo che al primo di questi gli tremerebbe la mano. Opzione uno: è costretto a compiere il gesto, in caso contrario non lo farebbe per nessun motivo al mondo (per il suo di mondo), non è sua natura, non ha conosciuto, non può comprendere. Opzione due: incrocia lo sguardo del secondo fra i due, si sente impotente, non riesce a capire cosa potrebbe mai farci con una filigrana volatile, vuota, senza terra.
Non è comprensibile, razionalmente, il gesto di donare un mezzo parassitario come il denaro. Io avrei voluto consegnare lui un pezzo di terra da coltivare, qualche libro di fondamento di agraria nel suo dialetto.Per partire dall'alto. Dalla natura che accoglie qualsiasi mano sia in grado di darle luce. A quel punto i 5 merdosi 5 sarebbero realmente serviti al loro scopo: dirigersi al letamaio, prenderne una quantità giusta per concimare, per rinvigorire quella natura maltrattata da alcuni e negata ai molti. Chi gestisce un letamaio almeno sa bene che farci con i 5 merdosi 5.
Così sono finiti i miei 5 Euro. Se qualunque ragazzo spesato, dai 15 in poi, desse 5 Dollari ad un qualunque ragazzo dell'Afghanistan, suppongo che al primo di questi gli tremerebbe la mano. Opzione uno: è costretto a compiere il gesto, in caso contrario non lo farebbe per nessun motivo al mondo (per il suo di mondo), non è sua natura, non ha conosciuto, non può comprendere. Opzione due: incrocia lo sguardo del secondo fra i due, si sente impotente, non riesce a capire cosa potrebbe mai farci con una filigrana volatile, vuota, senza terra.
Non è comprensibile, razionalmente, il gesto di donare un mezzo parassitario come il denaro. Io avrei voluto consegnare lui un pezzo di terra da coltivare, qualche libro di fondamento di agraria nel suo dialetto.Per partire dall'alto. Dalla natura che accoglie qualsiasi mano sia in grado di darle luce. A quel punto i 5 merdosi 5 sarebbero realmente serviti al loro scopo: dirigersi al letamaio, prenderne una quantità giusta per concimare, per rinvigorire quella natura maltrattata da alcuni e negata ai molti. Chi gestisce un letamaio almeno sa bene che farci con i 5 merdosi 5.
Wednesday, 23 March 2011
If you look at the tree...
Nel momento in cui si DEVE fornire una spiegazione, magari perché qualcuno ce l'ha chiesto, si DEVE dare e basta. A maggior ragione se la spiegazione è bizzarra, anzi è li che l'interesse dell'interlocutore si mette veramente alla prova. Se ti risponde a tono, allora significa che ci si trova in sintonia, quindi si ha di fronte un interlocutore adatto a recepire i tuoi pensieri. L'inverso può non essere sempre vero, anche se spesso lo è. Ci si trova quindi nella situazione in cui lui capisce te, mentre tu non capisci lui. Fin qui il ragionamento sembra che non faccia una piega.
Il particolare status in cui DEVI dare una spiegazione a te stesso, è quello che ti esalta, che ti da più soddisfazione. Molto probabilmente hai necessità di scrivere, per imprimere il ragionamento, per immortalare il pensiero che scorre - panta rei - o più semplicemente perché ti trovi bene con quel tu che è pure io.
Adesso, ad esempio, DEVO spiegare perché ho attribuito questo titolo. Si bravo, quello che padroneggia dall'alto della pagina, semplicemente perché ho voglia di saperlo anche io.
Dunque, dunque, l'albero. L'albero è sempre li. Te lo insegnano a disegnare all'asilo, magari quando non perdono tempo a sganciarti un paio di sganassoni. Suona la campanella, e quando ti dice bene: tutti in giardino. Non sorprenderti troppo, la supplente non è allergica al polline come la maestra titolare, oggi ti puoi sfogare. Ti giri tutti i giochi possibili ed immaginabili da monelli delle elementari, cercando di recuperare il tempo trascorso in aula in cui ti immolavi per la sconosciuta, ancora, allergia al polline della maestra bionda. Ce ne erano due di titolari: una era mora e l'altra bionda. Un classico. La mora aveva una certa età, accompagnata da una certa stazza, ed a mala pena riusciva a tirarti su per i capelli quando capitavi nel raggio del suo braccio. Un grande personaggio la maestra Elvira. Purtroppo o per fortuna la storia della ricreazione in giardino non le sconfinferava tanto neanche a lei. Nel frattempo che gioisci, ti trovi con i piedi immersi nelle foglie di quercia color ocra autunnale, sopra la testa le querce, spoglie. Ancora li, il tuo albero.
D'altronde si potrebbe andare avanti all'infinito a ricordare momenti della tua vita in cui ti sei trovato ai piedi o di fronte al tuo albero. Invece a noi piace raccontare la vita dell'albero, non ci interessa la tua, la tua si capisce da come descrivi l'albero e quello che ci si trova intorno. Luogo comune a tutti: film. Ad un certo punto scagliano una freccia e dove si conficca? Nell'albero. Se porta con se una mela allora dici: altro classico. Puoi cambiare canale, uscire dal cinema ed invece rimani a guardare le scene, magari proprio perché come protagonista occulto c'è il tuo caro e vecchio albero. Ti affacci dal balcone di casa, vedi un camioncino municipale carico di foglie. Morale della favola: stanno potando il tuo caro e vecchio albero. Se sotto casa tua non hai alberi, significa che ti trovavi a casa di qualcun altro.
Sganciano una bomba e dove piomba? Non sull'albero. Il tuo albero rimarrà li anche dopo la guerra. Di solito puntano agli edifici, qualche persona è probabile che la becchino sempre. Arriva uno tsunami, ed il tuo albero? Magari galleggia. Nonostante tutto riesce ad essere bello e vitale anche da estirpato.
Ringrazio il mio albero perché nonostante tutto vive, lascia vivere e, soprattutto, lascia respirare questo pianeta che non si accorge neanche più della sua presenza.
Tornando al titolo, posso dire che al momento ho soddisfatto la mia voglia di sapere. Io sto bene così. Dietro il titolo c'è una storia straordinaria, che merita sicuramente un capitolo tutto per sé. O per me?
Il particolare status in cui DEVI dare una spiegazione a te stesso, è quello che ti esalta, che ti da più soddisfazione. Molto probabilmente hai necessità di scrivere, per imprimere il ragionamento, per immortalare il pensiero che scorre - panta rei - o più semplicemente perché ti trovi bene con quel tu che è pure io.
Adesso, ad esempio, DEVO spiegare perché ho attribuito questo titolo. Si bravo, quello che padroneggia dall'alto della pagina, semplicemente perché ho voglia di saperlo anche io.
Dunque, dunque, l'albero. L'albero è sempre li. Te lo insegnano a disegnare all'asilo, magari quando non perdono tempo a sganciarti un paio di sganassoni. Suona la campanella, e quando ti dice bene: tutti in giardino. Non sorprenderti troppo, la supplente non è allergica al polline come la maestra titolare, oggi ti puoi sfogare. Ti giri tutti i giochi possibili ed immaginabili da monelli delle elementari, cercando di recuperare il tempo trascorso in aula in cui ti immolavi per la sconosciuta, ancora, allergia al polline della maestra bionda. Ce ne erano due di titolari: una era mora e l'altra bionda. Un classico. La mora aveva una certa età, accompagnata da una certa stazza, ed a mala pena riusciva a tirarti su per i capelli quando capitavi nel raggio del suo braccio. Un grande personaggio la maestra Elvira. Purtroppo o per fortuna la storia della ricreazione in giardino non le sconfinferava tanto neanche a lei. Nel frattempo che gioisci, ti trovi con i piedi immersi nelle foglie di quercia color ocra autunnale, sopra la testa le querce, spoglie. Ancora li, il tuo albero.
D'altronde si potrebbe andare avanti all'infinito a ricordare momenti della tua vita in cui ti sei trovato ai piedi o di fronte al tuo albero. Invece a noi piace raccontare la vita dell'albero, non ci interessa la tua, la tua si capisce da come descrivi l'albero e quello che ci si trova intorno. Luogo comune a tutti: film. Ad un certo punto scagliano una freccia e dove si conficca? Nell'albero. Se porta con se una mela allora dici: altro classico. Puoi cambiare canale, uscire dal cinema ed invece rimani a guardare le scene, magari proprio perché come protagonista occulto c'è il tuo caro e vecchio albero. Ti affacci dal balcone di casa, vedi un camioncino municipale carico di foglie. Morale della favola: stanno potando il tuo caro e vecchio albero. Se sotto casa tua non hai alberi, significa che ti trovavi a casa di qualcun altro.
Sganciano una bomba e dove piomba? Non sull'albero. Il tuo albero rimarrà li anche dopo la guerra. Di solito puntano agli edifici, qualche persona è probabile che la becchino sempre. Arriva uno tsunami, ed il tuo albero? Magari galleggia. Nonostante tutto riesce ad essere bello e vitale anche da estirpato.
Ringrazio il mio albero perché nonostante tutto vive, lascia vivere e, soprattutto, lascia respirare questo pianeta che non si accorge neanche più della sua presenza.
Tornando al titolo, posso dire che al momento ho soddisfatto la mia voglia di sapere. Io sto bene così. Dietro il titolo c'è una storia straordinaria, che merita sicuramente un capitolo tutto per sé. O per me?
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